Il cambiamento climatico del pianeta

Oggi si sente parlare spesso del cosiddetto “global warming”. Il surriscaldamento del pianeta è oramai un tema preponderante, considerando che con il passare degli anni i cambiamenti climatici sembrano essere drastici.

surriscaldamento globale

Sfortunatamente sottovalutato non solo dalla gente comune ma anche da personalità di rilievo (come ad esempio Donald Trump e la sua abrogazione della legge anti-surriscaldamento globale , confermando che “un po’ di riscaldamento globale farà bene agli americani”), il global warming è un fenomeno che, a causa delle emissioni di gas, carbone e petrolio, sta cambiando radicalmente i processi climatici del pianeta.

Lo scioglimento dei ghiacci, le numerose precipitazioni (più fitte della norma) e i cambi repentini di temperatura sono segnali che non passano inosservati. Scienze come la geologia, la glaciologia e l’ecologia confermano che il surriscaldamento globale è un fenomeno attuale e in gran parte influenzato dalle emissioni di gas, petrolio e carbone prodotte dall’uomo.

Le reazioni al surriscaldamento globale

Sembra oramai ovvio che il pianeta andrà a surriscaldarsi sempre più nei prossimi anni. Tuttavia, esistono nazioni che hanno già cominciato a ridurre le emissioni, come ad esempio la Danimarca che ha abolito i sistemi di riscaldamento a combustibili, concentrandosi totalmente sulle energie rinnovabili.

Sempre la Danimarca ha l’obiettivo di coprire tutto il fabbisogno energetico energetico con l’ausilio delle energie rinnovabili entro il 2050. Detto questo, in contrapposizione alle politiche statunitensi, la Danimarca porta con sé un altro tipo di esempio per quanto riguarda la prevenzione ai danni del surriscaldamento globale.

Ad ogni modo, dagli Stati Uniti provengono anche importanti ricerche per quanto riguarda il surriscaldamento globale. L’università di Notre Dame in Indiana ha infatti stillato una lista degli stati più a rischio e quelli meno a rischio, considerando una scala da 0 a 100.

Considerando l’immagine soprastante, si può notare come l’Africa, l’India, e l’America Centrale siano le zone più a rischio. Lo studio constata inoltre che gli stati scandinavi risultano meno a rischio rispetto ad altri stati, anche se i cambiamenti climatici muteranno nei prossimi decenni e, di conseguenza, questa classificazione può esser considerata non tanto per il futuro ma per il presente.

Da considerare che il paradosso più eclatante in questa classificazione è che i paesi più a rischio (in particolare i paesi africani) risultano quelli in via di sviluppo ma, allo stesso tempo, sono quelli meno responsabili delle emissioni di gas, in particolare di CO2.

L’Italia e il surriscaldamento globale

Considerando il bel paese, sembra che l’Italia stia andando a ridurre notevolmente le emissioni di CO2. Considerando che già nel 2016 le emissioni sono calate del 15% circa rispetto agli anni precedenti, si prevede che ogni anni si vada ad aumentare tale percentuale del 2-3% circa.

Il settore agricolo è uno fra i più importanti del bel paese ed è per questo che il focus sull’ecosostenibilità e sulla cultura Bio emergente sembrano esser stati due elementi che hanno permesso di salvaguardare l’ambiente e di strizzare un occhio ai cambiamenti climatici del pianeta.

Nonostante ci siano ancora notevoli emissioni di gas ancora da diminuire (soprattutto durante i trasporti di merci), l’eco sostenibilità è un tema che sta prendendo una certa priorità a livello globale e questo può essere solamente un bene per tutte le nazioni mondiali.

 

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