Il teatro napoletano

Troisi, Ranieri e Totò sono alcuni fra i principali esponenti del teatro napoletano. Ma quando nasce il teatro napoletano? Come si è sviluppato negli anni? Qualcuno potrebbe ricordarsi della famosa maschera di Pulcinella, simbolo del teatro napoletano che risale ai tempi del medioevo.

teatro napoletano

Ebbene proprio tale epoca fu il periodo in cui nacquero le fondamenta per un teatro che ancora oggi porta con sé una tradizione ed un carattere unici. Proprio artisti come Totò e Troisi hanno interpretato il “servo sciocco” qual è Pulcinella, rendendo le loro opere coerenti con la tradizione grottesca di stampo partenopeo.

Il paragone fra le classi sociali, le lotte interne ed esterne ad esse e i conflitti fra due ambiti come la nobiltà ed il proletario erano (e sono) i temi ricorrenti del teatro napoletano , teatro che si è diffuso in particolare fra gli anni ’20 e gli anni ’40 del ventesimo secolo e andò diffondendosi anche nel cinema negli anni ’80 e ’90.

I maggiori esponenti del teatro napoletano

Proprio Troisi fu uno di quelli che diffuse il teatro napoletano sino ad oggi, portandolo verso la modernità negli anni ’80 e nei primi anni ’90. Opere come Ricomincio da tre, Scusate il ritardo, Il postino ed il famosissimo duetto con Roberto Benigni in Non ci resta che piangere, hanno dimostrato che l’uso del dialetto in modo goffo e, di conseguenza, comico, poteva avere il suo posto nel teatro e anche nel cinema.

Edoardo Scarpetta è stato un altro drammaturgo napoletano che ha lasciato il segno. Questo grazie a commedie come Il medico dei pazzi, Miseria e nobilità e O’scarfalietto. Una fra le figure più interessanti create da Edoardo Scarpetta è Felice Sciosciammocca, personaggio che a causa della sua ingenuità e al suo essere credulone ha assorbito un carattere da “scemo del villaggio”, carattere che si accostava molto bene alla personalità della maschera di Pulcinella.

Scarpetta ha poi passato il testimone ad artisti come i fratelli Edoardo, Peppino e Titina. I cosiddetti “fratelli De Filippo sono coloro che corrono il filone del neorealismo del teatro napoletano, in cui la commedia ed il carattere drammatico si uniscono, creando un’atmosfera tragicomica con elementi burleschi. Natale in casa Cupiello ne è un esempio lampante, considerando la comicità della vita domestica ma il dramma di situazioni coniugali instabili. Peppino ha inoltre collaborato con Totò non solo in teatro ma anche in molte delle numerosissime commedie scritte da Totò stesso.

Totò è senz’altro uno dei maggiori capostipiti del teatro e della commedia di carattere partenopeo. Numerosissime sono le opere dedicate al carattere tragicomico dell’ambiente domestico napoletano, per non parlare della sua vasta produzione cinematografica a tema comico-drammatico. Chi non si ricorda della sua fatidica citazione “e io pago!” in 47 morto che parla?

Ultimo ma assolutamente non meno importante è Nino Taranto, colui che ha calcato il teatro napoletano (e soprattutto il “varietà” napoletano) nella seconda metà degli anni ’20. La sua canzone “Ciccio Formaggio” fu la sua consacrazione nella cultura partenopea, canzone che rimane tutt’oggi un culto nel teatro di prosa partenopeo.