Ascoltare musica in streaming: fa bene agli artisti?

Da qualche anno oramai, ascoltare musica in streaming è una pratica comune a molti. Le nuove generazioni di Millenials e Gen Z sanno bene che qualunque fonte audio che desiderano ascoltare è rintracciabile sui vari Spotify, Deezer, Tidal e quant’altro possa offrire un abbonamento mensile per attingere alle migliori discografie del momento ed anche a piccole chicche introvabili.

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Ma tutto questo fa bene agli artisti? Lo streaming è oro che luccica? Non esattamente. Considerando che gli artisti guadagnano meno di un decimo di ciò che facevano fruttare con la semplice vendita dei dischi, oggigiorno non si può dire che non ha fatto perdere entrate vitali per la carriera di un’artista.

Ad ogni modo, tutto questo è cominciato agli albori di “Napster”, un programma per scaricare musica gratis che ha preso piede negli oramai lontani anni ’90. Qualcuno si ricorderà sicuramente della protesta da parte dei Metallica della resa pubblica del download gratuito dei loro brani. Potremmo dire che, molto probabilmente, l’hanno vista lunga, considerando i temi scottanti di oggi riguardo lo streaming e lo “sfruttamento” dell’artista.

Ascoltare musica in streaming su Spotify

Senza ogni ombra di dubbio, Spotify è oggi il colosso della musica in streaming. Con un semplice abbonamento mensile, è possibile consultare un vastissimo catalogo presente nella piattaforma in cui milioni e milioni di band, cantanti e cantautori sono iscritti.

Il creatore di Spotify, Daniel Ek, sicuramente ha avuto un grande successo con il lancio della sua piattaforma e tutt’oggi è uno degli uomini che si è arricchito maggiormente con la vendita di brani musicali. Il beneficio maggiore della creazione di una piattaforma come Spotify è stato senz’altro quello di avere la possibilità di poter ascoltare brani gratuitamente (con la pubblicità di tanto in tanto) senza dover scaricarli illegalmente da piattaforme come eMule, uTorrent o come il buon vecchio Napster.

Ad ogni modo, non poche sono le critiche sorte contro il sistema dello streaming, soprattutto per quanto concerne le entrate percepite dagli artisti. Non a caso, alcuni veri Big della scena mondiale, come ad esempio Taylor Swift, hanno tolto ogni brano dalle piattaforme streaming come segno di ribellione (e tutto sommato come strategia economica).

I guadagni degli artisti tramite i dischi sono calati notevolmente e gli introti tramite streaming sono veramente esimi, anche per tutti i cantanti e band sulla cresta dell’onda che, nonostante i milioni di ascolti, ricevono una cifra esimia.

L’avvento dello streaming e le copie fisiche

Lo streaming non solo ha cambiato le gestioni economiche degli artisti, ma anche quelle degli ascoltatori. Più della metà degli ascoltatori di musica in tutto il mondo predilige un semplice smartphone con un’app per lo streaming. Sempre meno sono i fedeli alle copie fisiche come i CD, i vinili o addirittura le cassette.

Seppur pochi, i fan dei dischi fisici esistono ancora. Basti pensare al ritorno in auge dei vinili che si sono ripresentati sul mercato con un prezzo minore rispetto a qualche decennio fa. Pur essendo un elemento quasi di culto per molti, il vinile è ancora vivo e desiderato da molti, soprattutto nelle scene “underground”.

Tuttavia non reggono il confronto con gli ascolti in streaming che prendono un buon 80% di tutto ciò che viene ascoltato oggi. Quindi come fanno gli artisti a colmare questa lacuna accumulata negli ultimi anni? Molti riescono a farsi dei bei gruzzoletti con il fatidico merchandising, vendendo maglie, gadget e quant’altro possa essere correlato alla band.

Ad ogni modo, i concerti sono oggi preponderanti per il lavoro di un musicista, esattamente come aveva previsto David Bowie, in cui in un’intervista non troppo recente affermò che l’era dei CD sarebbe tramontata prima o poi.

In sintesi, lo streaming fa male agli artisti? Non proprio, considerando che, soprattutto per quelli emergenti, è una potenziale vetrina per raggiungere più ascoltatori possibili. Ad ogni modo, le entrate sono assai minori rispetto al passato e sperare di guadagnare soldi grazie agli ascolti in streaming è una via lunga, tortuosa e, in fin dei conti, inverosimile.

 

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