Finnegans Wake, un libro tutto da scoprire

Finnegans Wake (tradotto in italiano in “La Veglia di Finnegan” o anche in “La Veglia per Finnegan”) è stato l’ultimo romanzo pubblicato dallo scrittore irlandese James Joyce. Fu pubblicato a Londra il 4 maggio del 1939 e fino ad oggi è probabilmente uno dei romanzi più complessi e sperimentali di tutti i tempi.

finnegans wake

Caratteristica del libro è la sua mescolanza di lingue diverse in un solo documento e soprattutto la tecnica del flusso di coscienza, tipica di Joyce anche nelle sue opere precedenti. L’opera è un poema in prosa ed adotta un linguaggio perlopiù onirico. Per molto tempo il romanzo è stato ritenuto intraducibile ma negli ultimi decenni molti si sono cimentati nell’impresa riuscendo a decifrarlo e interpretarlo. Non pochi sono i gruppi di studenti e studentesse che si sono riuniti per studiarlo ed approfondirlo, spendendo mesi e mesi nella sua papabile traduzione.

Perché Finnegans Wake è Finnegans Wake

Perché Finnegans Wake (o “La Veglia per Finnegan”) è considerato un capostipite della letteratura irlandese? Ciò che lo contraddistingue da tante altre opere è, come accennato, la sua estrema complessità. Il libro ha un linguaggio polisemico in cui rientrano più di 60 lingue.

Tuttavia, ciò che lo rende ancora più complicato è la tecnica del flusso di coscienza (stream of conciousness), tipico di James Joyce (presentato precedentemente nel suo famosissimo libro “Ulysses”, con cui ebbe un grandissimo successo).

Il libro è stato terminato dopo 15 anni di scrittura e ancora oggi ci sono un sacco di misteri ed elementi ancora indecifrati su cui stanno studiando gli esperti di letteratura e di James Joyce. Basti pensare che esiste un parte sul web dedicata esclusivamente agli studi del libro (si può trovare su FinnegansWake.org).

Come affermano alcuni studiosi del libro “leggiamo un passaggio a voce alta, lo discutiamo finché non ne possiamo più e poi passiamo al seguente.”. Questo metodo di lavoro ha luogo sul sito dal 2009 fino ad oggi con un’attività costante e incessante.

Ad ogni modo, nel 2010, un gruppo di lettori di Boston terminò di leggere e (tentare di) decifrare il libro, festeggiando con alcol e ripentendo la prima ed ultima frase del poema. Non solo: anche a Los Angeles venne eseguito un lavoro analogo da parte di lettori assidui che, con sessioni di lettura tra le 20 e le 40 pagine, discussero il libro ogni domenica sera. Il libro fu poi terminato in circa sette mesi.

Umberto Eco ha speso diverse parole su Finnegans Wake, affermando che “Ulysse [sembrava] aver sconvolto oltre ogni limite la tecnica del romanzo. Finnegans Wake supera questo limite oltre i confini del pensabile. Pareva che in Ulysses il linguaggio avesse dato prova di tutte le sue possibilità: Finnegans Wake porta il linguaggio oltre ogni confine di duttilità e di comunicabilità.

Sempre Umberto Eco definisce Finnegans Wakeil più terrificante documento di instabilità formale e ambiguità semantica di cui si sia mai avuta notizia”.  È lui ancora a definirlo come un “terrificante gioco di parole con cui si compie lo ‘sterminio del lettore’.”.

Parole come “Chaosmos” (caos che si oppone al cosmo), “Meandertale” (rapporto tra il meandro e il racconto), o “riverrun” (prima e ultima parola del libro scritta rigorosamente in minuscolo per saldare la fine con l’inizio) tutt’oggi caratterizzano e rappresentano un libro fuori da ogni confine.

Da dove proviene il titolo del libro? Il titolo Finnegans Wake è stato estrapolato da una canzone tipica irlandese, i cui versi principali recitano “Vedi che avevo ragione? Alla veglia di Finnegan ci si diverte da matti!”. La cosiddetta “joicity”, ovvero lo scombinare e ricombinare le parole riunendole in un nuovo significato è ciò che caratterizza il libro e ha contraddistinto James Joyce fino ad oggi.

Una delle maggiori influenze di James Joyce da cui trasse ispirazione per comporre Finnegans Wake fu la filosofia della Scienza Nuova di Giovanni Battista Vico. Quest’ultimo proponeva una dottrina dei corsi e dei ricorsi, di sequenze delle ere degli Dèi, degli Eroi e degli Uomini che ispirò James Joyce non solo per Finnegans Wake, ma anche per tutta la sua letteratura.

 

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