Il rapporto complicato tra agricoltura e cambiamento climatico

Il cambiamento climatico è alle porte e l’agricoltura è uno tra i settori “vittima” del global warming. Tuttavia, è anche in parte causa del costante surriscaldamento del pianeta, considerando soprattutto gli allevamenti intesivi e le loro emissioni di CO2.

agricoltura e cambiamento climatico

Agricoltura e cambiamento climatico: cosa sta succendo

È praticamente ovvio che l’aumento costante delle temperature andrà ad impattare negativamente sul settore primario. Basti pensare che il semplice aumento dei gradi (si prevede un aumento che va da un minimo di 1,5 gradi fino ad un massimo di 20 gradi per il 2050) andrà a ridurre drasticamente la qualità di parecchie colture mondiali, causando aridità di terreni e scarse produzioni.

Anche se le precipitazioni potrebbero pur sempre essere una panacea per le alte temperature, a sua volta queste potrebbero aumentare l’umidità del suolo e rovinarlo (con conseguenti malattie e contaminazioni portate da batteri e umidità eccessiva).

Naturalmente, tutto ciò porta ad una perdita economica nel tempo, oltre che diversi danni ambientali. Si stima che, nel 2080, se continuerà con tali ritmi climatici e con i metodi d’agricoltura odierni, si andranno a perdere dai 40 a i 200 miliardi di dollari l’anno.

Attualmente, non pochi sono i nuovi fenomeni biologici dovuti al cambiamento climatico, come la fioritura anticipata delle piante, l’allungamento delle stagioni e cambiamenti interni di tante altre piante. Molti sono gli agricoltori che stanno già adattandosi ai cambiamenti climatici correnti, cercando nuove tecniche di lavoro che gli permettano di sfruttare al meglio la vitalità dei terreni.

Ad ogni modo, ci sono pur sempre alcuni piccoli risvolti positivi per quanto riguarda le aree a nord del pianeta. Infatti, l’allungamento delle stagioni sembra che favorisca le produzioni agricole nordiche, visto il prolungamento del clima mite in tali zone.

Cambiamento climatico, l’agricoltura è responsabile?

Anche se l’agricoltura è il settore che risente maggiormente del cambiamento climatico, a sua volta ne è una causa. Infatti, sembra che per un 20% circa l’agricoltura sia responsabile dell’emissione di gas serra, considerando non solo i lavori prettamente agricoli ma anche eventuali trasporti ed utilizzi industriali legati all'agricoltura.

Soprattutto per quanto concerne l’allevamento, sembra che il consumo di soia, utilizzata per nutrire animali d’allevamento, sia direttamente responsabile delle emissioni di CO2. Basti pensare che in paesi in via di sviluppo come la Cina, vengono importati ogni anno circa 80 milioni di tonnellate di soia.

Non solo: la soia ed altri elementi nutritivi come ad esempio il mais contribuiscono ad un'eccesiva nutrizione di animali d’allevamento, rendendoli “dopati” e, in gran parte dei casi, ammalandoli. Anche se poi la carne destinata alla vendita avrà una forma succulenta ed appetitosa, questo non significherà che sarà necessariamente di qualità, bensì in gran parte dei casi risulterà una carne sfruttata e potenzialmente malata.

Detto questo, l’agricoltura ha una buona percentuale di responsabilità per quanto concerne il cambiamento climatico ed il surriscaldamento globale, soprattutto considerando gli allevamenti intesivi e le emissioni di CO2 che causano.

L’agroecologia

In tutto questo caos causato dal cambiamento climatico e in parte dalle promiscue produzioni agricole e d’allevamento, ci sono pur sempre enti come la FAO (Food and Agriculture Organization) che si stanno muovendo per risolvere tali problemi.

Una tra le tante iniziative ecosostenibili che tali associazioni stanno promuovendo è l’agroecologia. Quest’ultima mira a lavorare su operazioni sociali e ambientali per migliorare l’impatto sull’ambiente da parte dell’agricoltura. L’agricoltura biologica è il nucleo dell’agroecologia.

L’agroecologia si occupa di studiare tutti i processi sociali e pratici che comportano le produzioni agricole, analizzando tutte le interazioni tra ecosistema e società. L’obiettivo principale dell’agroecologia è quella di adottare un metodo di lavoro ecosostenibile e il più possibile in linea con i ritmi naturali del pianeta.

Questa può essere una luce in fondo ad un tunnel che può portare benefici non solo al settore agricolo ma a tutto il pianeta. Considerando i più recenti dati di Eurostat, L’agricoltura bio sta prendendo sempre più campo, considerando che dal 2010 copre oggi circa 11 milioni di ettari di terreno agricolo. Non resta che sperare nella rivalsa dell’agroecologia e nel suo apporto positivo sui terreni, sul clima e sul pianeta.

 

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