Quanti italiani usano davvero l'identità digitale per parlare con la pubblica amministrazione? Secondo la rilevazione Istat "Cittadini e ICT" pubblicata ad aprile 2026, nel 2025 il 47% delle persone dai 15 anni in su ha usato SPID o la Carta d'identità elettronica almeno una volta nell'arco di dodici mesi, 5,7 punti in più rispetto al 2023. Tra chi naviga in internet nella fascia 16-74 anni la quota sale al 53,2%, appena sopra la media europea del 52,3%.

Numeri in crescita, ma che raccontano anche l'altra metà del quadro: una parte consistente della popolazione continua a rivolgersi agli sportelli, per scelta o per necessità.

Cittadino anziano che utilizza servizi digitali della Pubblica Amministrazione italiana online

SPID e CIE: dove sta andando l'identità digitale

A ottobre 2025 l'Agenzia per l'Italia Digitale ha rinnovato per due anni, con possibile proroga, le convenzioni con i gestori SPID. Nello stesso comunicato ha fornito un quadro aggiornato: 41 milioni di identità SPID rilasciate, 55 milioni di Carte d'identità elettroniche e oltre 9 milioni di credenziali CieID attivate, su un totale di circa 96 milioni di identità digitali. Il Governo ha dichiarato l'intenzione di consolidare l'identità digitale attorno alla CIE, verso un modello unico integrato con gli standard europei.

Per i cittadini la novità più concreta riguarda i costi. Diversi gestori SPID hanno introdotto un canone annuo: secondo il riepilogo di Altroconsumo, Poste Italiane applica dal 2026 un canone di 6 euro l'anno al primo rinnovo, mentre Aruba e InfoCert chiedono 5,98 euro dal secondo anno. Per PosteID sono previste esenzioni, tra cui i minorenni e gli over 75. Restano alcuni gestori gratuiti e, soprattutto, CieID, l'identità digitale basata sulla carta d'identità elettronica, che non ha costi e consente l'accesso agli stessi servizi pubblici.

Cosa fanno online gli italiani con la PA

I dati Istat aiutano a capire quali servizi vengono usati davvero. Tra le persone che hanno usato internet nell'ultimo anno, nel 2025:

  • il 29,1% ha consultato informazioni personali detenute dalla PA, come dati previdenziali, sanitari o relativi a multe;
  • il 26,6% ha prenotato un appuntamento online, in crescita di 3,5 punti;
  • il 25,3% ha scaricato o stampato moduli ufficiali.

Le pratiche completate interamente online restano meno diffuse: il 15,1% ha richiesto certificati o documenti, il 12,2% ha effettuato un'iscrizione a scuola o all'università, intorno al 10% ha chiesto prestazioni previdenziali o gestito la dichiarazione dei redditi. Il digitale è ormai abituale per informarsi e prenotare, molto meno per chiudere una pratica dall'inizio alla fine.

Il nodo delle competenze e del territorio

Il limite principale non è tecnologico. Secondo la stessa indagine, nel 2025 il 54,3% delle persone tra 16 e 74 anni possiede competenze digitali almeno di base, in forte crescita sul 2024 ma lontano dall'obiettivo europeo dell'80% entro il 2030. L'uso di internet supera il 98% tra i giovani, scende al 72,5% tra i 65 e i 74 anni e si ferma al 35,7% oltre i 75. Pesa anche il territorio: nel Mezzogiorno usa internet il 78,5% della popolazione, contro valori superiori all'85% nel Centro-Nord.

Per una parte della popolazione il canale fisico resta indispensabile, e la qualità degli sportelli e dei punti di facilitazione digitale conta quanto quella dei portali. È qui che si giocano gli interventi dei Comuni, delle biblioteche e dei punti di assistenza attivati negli ultimi anni.

Cosa ha prodotto il PNRR

Sul fronte dell'offerta, a gennaio 2026 il Dipartimento per la trasformazione digitale ha comunicato di aver raggiunto con oltre sei mesi di anticipo l'obiettivo europeo legato al PNRR sui siti e servizi digitali di Comuni e scuole: oltre 12.000 enti hanno rinnovato siti e servizi online usando modelli e strumenti comuni. Per i cittadini questo significa interfacce più uniformi tra un Comune e l'altro, accesso con SPID o CIE e pagamenti tramite pagoPA.

L'altra direttrice è la sicurezza. L'Agenzia per la cybersicurezza nazionale, istituita nel 2021, definisce i requisiti minimi per i servizi cloud e le infrastrutture della PA: un aspetto poco visibile per l'utente, ma decisivo per la fiducia in servizi che trattano dati sanitari, fiscali e previdenziali.

Un passo avanti: il portafoglio digitale

Il prossimo cambiamento per i cittadini riguarda i documenti in formato digitale. Patente, tessera sanitaria e altri documenti stanno arrivando nell'app IO attraverso IT Wallet, il portafoglio digitale pubblico che anticipa il wallet europeo previsto dal regolamento eIDAS 2. Il funzionamento, i documenti disponibili e i limiti attuali sono spiegati nell'approfondimento del portale dedicato a IT Wallet e il portafoglio digitale dei cittadini italiani. I dati completi sull'uso di internet e dei servizi pubblici sono disponibili nel comunicato Istat "Cittadini e ICT 2025", mentre altre guide su enti e servizi pubblici sono raccolte nella sezione Istituzioni.

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