Il 2026 rappresenta un anno di svolta per il mondo del no profit in Italia. Dopo anni di attesa, rinvii e un lungo periodo di transizione normativa, il Codice del Terzo Settore è finalmente entrato nella sua fase operativa completa: il nuovo regime fiscale è in vigore dal 1° gennaio 2026, ridisegnando profondamente le regole del gioco per associazioni, fondazioni, cooperative sociali, organizzazioni di volontariato (ODV) e tutte le realtà che da decenni animano il tessuto civico del nostro Paese. Se seguite da vicino il mondo del volontariato o gestite un ente non profit, sapete già che questa non è una notizia da ignorare. Si tratta, anzi, di un cambiamento strutturale con cui fare i conti fin da subito.

Volontari del Terzo Settore distribuiscono pacchi alimentari alla comunita

Perché il 2026 è l’anno zero del Terzo Settore

Per capire l’importanza di ciò che sta accadendo, occorre fare un passo indietro. Il Codice del Terzo Settore (D.Lgs. 117/2017) ha avviato una riforma epocale del mondo non profit italiano, ma la sua piena attuazione è rimasta a lungo bloccata in attesa dell’approvazione della Commissione europea sul fronte degli aiuti di Stato. L’arrivo della cosiddetta “comfort letter” da parte dell’UE, a fine 2025, ha finalmente spianato la strada: dal 1° gennaio 2026 il nuovo sistema fiscale è pienamente operativo, e questo cambia concretamente la vita di decine di migliaia di organizzazioni. Stiamo parlando di un ecosistema che conta, secondo le stime Istat, oltre 360.000 istituzioni non profit attive in Italia, con più di 870.000 lavoratori dipendenti e milioni di volontari. Un pezzo fondamentale della nostra economia sociale, che merita attenzione e che oggi si trova a navigare un passaggio normativo cruciale.

Il nuovo regime fiscale: addio alle Onlus, benvenuti gli ETS

Uno dei cambiamenti più significativi riguarda la progressiva sparizione del sistema delle Onlus (Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale) come categoria fiscale autonoma. Con la riforma, tutti i riferimenti alle Onlus vengono sostituiti dalla dicitura “enti non commerciali del Terzo Settore”, iscritti al RUNTS (Registro Unico Nazionale del Terzo Settore). Ma non si tratta solo di una questione di etichette: cambia profondamente il criterio con cui viene valutata la natura commerciale o non commerciale delle attività svolte. Nel vecchio sistema, bastava guardare al tipo di servizio prestato. Con il nuovo approccio, ciò che conta è come quel servizio viene organizzato e realizzato. Un’associazione può quindi chiedere un corrispettivo per una prestazione e mantenerla comunque nel perimetro delle attività non commerciali, purché rispetti i criteri di finalità sociale e struttura organizzativa previsti dalla norma. Questo apre scenari nuovi, ma richiede anche una maggiore consapevolezza gestionale da parte dei responsabili degli enti. Se volete approfondire come il mondo del volontariato sta affrontando queste sfide globali, vale la pena leggere anche come l’attivismo civico dei giovani stia ridefinendo i confini del no profit anche a livello internazionale.

Il regime forfetario per ODV e APS: un’opportunità concreta

Tra le novità più attese c’è l’entrata in vigore del regime forfetario previsto dall’articolo 86 del Codice del Terzo Settore, riservato alle Organizzazioni di Volontariato (ODV) e alle Associazioni di Promozione Sociale (APS). Si tratta di un meccanismo semplificato di determinazione del reddito imponibile, pensato per alleggerire gli oneri amministrativi degli enti più piccoli e renderli più sostenibili nel tempo. In pratica, invece di dover tenere una contabilità analitica e separata per ogni tipo di attività, questi enti potranno applicare coefficienti predeterminati ai propri ricavi. Un’opportunità reale, che però va colta con attenzione: è fondamentale capire se si è davvero nelle condizioni per accedere al regime e valutare caso per caso con il supporto di un consulente esperto di terzo settore. La soglia dei 300.000 euro di proventi è uno dei parametri chiave da tenere a mente: per gli enti al di sotto di questo importo, la valutazione della commercialità può essere effettuata in modo unitario sull’insieme delle attività svolte, semplificando ulteriormente la gestione. Secondo le analisi pubblicate dal Centro di Servizio per il Volontariato della Lombardia, questa riforma rappresenta la svolta più importante per il non profit italiano degli ultimi dieci anni.

L’iscrizione al RUNTS e i nuovi obblighi di trasparenza

L’iscrizione al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore non è più solo una questione burocratica: diventa il requisito fondamentale per accedere ai benefici fiscali previsti dal Codice. Chi non è iscritto al RUNTS non può godere delle agevolazioni, e questo ha già spinto molte organizzazioni a completare o accelerare le pratiche di iscrizione. Ma l’iscrizione porta con sé anche nuovi obblighi di trasparenza: il deposito del bilancio, la pubblicazione del rendiconto, e in alcuni casi la redazione del bilancio sociale. Per molti enti, soprattutto quelli più piccoli e meno strutturati, si tratta di un passaggio impegnativo. La buona notizia è che il legislatore ha previsto alcune semplificazioni proprio per le realtà di dimensioni contenute. In questo contesto, il Piano Nazionale per l’Economia Sociale, attualmente in fase di consultazione presso il Ministero dell’Economia, potrebbe ulteriormente rafforzare il quadro di supporto agli enti. Esplorare le risorse già disponibili nell’ampia sezione dedicata alle organizzazioni no profit su WorldWeb può essere un buon punto di partenza per orientarsi nel panorama associativo italiano.

IVA, donazioni e raccolta fondi: le novità pratiche

Non finisce qui. La riforma tocca anche il tema dell’IVA applicata alle attività degli enti del Terzo Settore, con una proroga decennale che sposta al 2036 il passaggio da esclusione a esenzione IVA per alcune categorie di servizi. Parallelamente, sono stati introdotti chiarimenti importanti sulle raccolte fondi occasionali e sulle donazioni, che rappresentano per molti enti una fonte di sostentamento fondamentale. L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato una circolare di dettaglio che chiarisce le modalità di applicazione delle nuove norme, con esempi concreti e casistiche specifiche. Per chi si occupa di fundraising, questo documento è una lettura praticamente obbligatoria. Sul fronte delle donazioni, va segnalata anche l’abolizione dell’azione di restituzione contro i terzi acquirenti, che rafforza la certezza giuridica per chi dona a enti del Terzo Settore. Un cambiamento accolto con favore dalle organizzazioni, che da anni chiedevano maggiore sicurezza per i donatori. Maggiori dettagli e aggiornamenti normativi continui sono disponibili sul portale ufficiale del Ministero del Lavoro dedicato al Terzo Settore, dove vengono pubblicati circolari, decreti e linee guida in tempo reale.

Cosa fare adesso: consigli pratici per le organizzazioni

Davanti a un panorama normativo così articolato, la tentazione di aspettare che le cose si stabilizzino ulteriormente è comprensibile. Ma è una strategia rischiosa. Le regole sono già in vigore, e ignorarle può costare caro sia in termini fiscali che reputazionali. Quello che consigliamo a chi gestisce o collabora con un ente no profit è di partire da un’analisi onesta della propria situazione: si è iscritti al RUNTS? Si è valutato il regime fiscale più adatto alla propria realtà? Si è aggiornato lo statuto per allinearlo alle nuove disposizioni? Sono domande concrete, che richiedono risposte concrete. Lavorando a stretto contatto con diverse realtà del terzo settore, ci siamo resi conto che spesso il problema non è la volontà di adeguarsi, ma la mancanza di informazioni chiare e accessibili. Speriamo che questo articolo possa essere un punto di partenza utile per orientarsi.

  • Dal 1° gennaio 2026 è in vigore il nuovo regime fiscale del Codice del Terzo Settore, dopo l’approvazione UE arrivata a fine 2025.
  • Le Onlus come categoria fiscale autonoma scompaiono: tutti gli enti devono iscriversi al RUNTS per accedere alle agevolazioni.
  • Il nuovo criterio di commercialità si basa sulle modalità operative, non solo sul tipo di attività svolta.
  • Il regime forfetario per ODV e APS semplifica la gestione fiscale degli enti più piccoli con proventi sotto i 300.000 euro.
  • Proroga al 2036 per il passaggio da esclusione a esenzione IVA su alcune prestazioni degli enti non commerciali.
  • Nuovi obblighi di trasparenza e rendicontazione per tutti gli enti iscritti al RUNTS.
  • L’Agenzia delle Entrate ha chiarito le regole con una circolare specifica: la lettura è fortemente consigliata a chi si occupa di fundraising e gestione associativa.

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